Ghiaccio secco ad Alta densità e imballaggi Isotermici avanzati per mantenimento e trasporto vaccino Covid-19 a -70°C e -20°C. Clicca per contatti.

Trasporto vaccino Covid-19
a -70°C e -20°C

Il mantenimento della catena del freddo per la conservazione a -70°C e -20°C dei primi vaccini anti-covid-19 parte dal ghiaccio secco.

Per vincere la sfida della conservazione del vaccino Covid sottozero, è fondamentale puntare su ghiaccio secco di alta qualità e su aziende sia dotate di elevata capacità produttiva, che di elevate fonti di approvvigionamento della materia prima.

Dryce produce Ghiaccio Secco ad Alta densità ed è il primo produttore in italia.

IL GHIACCIO SECCO

Il ghiaccio secco è costituito da CO2 allo stato solido, ha una temperatura caratteristica costante, pari a -78,5°C, è sempre pronto all'uso e non necessita di nessun processo di attivazione.


La principale proprietà del ghiaccio secco è la densità.

Questa indica quanti kg di prodotto sono contenuti in 1L di Volume. E’ semplice produrre ghiaccio secco a densità medio-bassa, ma è complesso produrre ghiaccio secco ad Alta Densità. Solo i fornitori leader di mercato hanno questo know-how. L’importanza della densità del prodotto è presto spiegata. Nel prodotto di maggiore qualità, a parità di volume, il peso è maggiore, quindi c’è più ghiaccio secco. Questo incide sulla durata del prodotto nel tempo. In definitiva un imballaggio che contiene ghiaccio secco di alta qualità avrà una durata nel tempo superiore.

Siti produttivi ad alta capacità produttiva.

La produzione di ingenti quantitativi di ghiaccio secco presuppone una struttura produttiva particolarmente sviluppata. Lo stabilimento produttivo di ghiaccio secco, per essere in grado di far fronte alla domanda di ghiaccio secco in arrivo, per le esigenze di conservazione del vaccino anti-covid, dovrà gestire centinaia di tonnellate di prodotto al giorno, il che implica una capacità di approvvigionamento e stoccaggio della materia prima estremamente elevata, unitamente ad un parco macchine adeguato alla produttività necessaria. Sono davvero pochi i siti produttivi di ghiaccio secco in Italia così sviluppati, da poter gestire questo volume produttivo.

La disponibilità di materia prima.

I produttori di ghiaccio secco in genere non sono anche produttori della materia prima, l’anidride carbonica liquida. Al fine di assicurare la certezza della fornitura, durante la fase di distribuzione del vaccino a -70°C e -20°C, è fondamentale selezionare produttori di ghiaccio secco, che sono anche in grado di produrre la materia prima. Questa è una condizione essenziale per avere la certezza della fornitura senza interruzioni in periodi di picco.

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LA CATENA DEL FREDDO

Le case farmaceutiche hanno individuato particolari imballaggi isotermici, da impiegare unitamente al ghiaccio secco, per spedire dai propri magazzini le dosi di vaccino a -70°C e -20°C. La durata della conservazione della temperatura dichiarata ad oggi è di 10gg, se ci si attiene alle diposizioni d’uso rilasciate dalla casa farmaceutica. A valle di questo periodo, per prolungare la durata del mantenimento della temperatura al valore corretto, è obbligatorio aggiungere altro ghiaccio secco nello stesso imballaggio.

  • Può essere necessario sul territorio distribuire i vaccini su più centri, avendo a disposizione il solo imballaggio a -70°C fornito dalla casa farmaceutica. In questa circostanza ci si dovrà dotare di un imballaggio analogo, caratterizzato da elevate prestazioni di isolamento termico, accoppiato all'impiego di ghiaccio secco. Questa soluzione è ottimale per la conservazione ed il trasporto di prodotti a bassa temperatura. Il contenitore isotermico descritto diventa in pratica un Ultra Freezer no-frost a -80°C, che dura fino a 5-10 giorni, in base alla modalità di utilizzo.

  • Con il passare del tempo, il ghiaccio secco presente nei contenitori sublima e sparisce progressivamente, ritornando al suo stato naturale di gas. Il tasso di sublimazione del ghiaccio secco è un dato caratteristico dello specifico contenitore ed è un'informazione nota al produttore. Per ripristinare l'imballaggio sarà quindi sufficiente ordinare un rifornimento di ghiaccio secco, con cui riempire nuovamente il contenitore isotermico.

  • Per disporre e utilizzare il ghiaccio secco non è necessario dotarsi di nessuna attrezzatura: basterà ordinarne la quantità desiderata al proprio fornitore che la consegnerà in appositi contenitori isotermici.


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ThermoKube®

Qualified Thermal Packaging

Nel caso sia necessario conservare il vaccino a -70°C e non si avesse a disposizione l’imballaggio originale fornito dalla casa farmaceutica, unitamente al vaccino, sarà necessario dotarsi di un contenitore isotermico avanzato, analogo a quello impiegato dalla casa farmaceutica.


Sul mercato ci sono molti contenitori isotermici utilizzabili con ghiaccio secco, ma questi non permettono una durata di conservazione della catena del freddo analoga a quella certificata dalle case farmaceutiche. La conseguenza è un elevato consumo di ghiaccio secco ed un rischio elevato di rottura della catena del freddo.

La soluzione di conservazione del vaccino a -70°C deve essere realizzata da un contenitore isotermico non convenzionale ed avanzato rispetto allo standard. ThermoKube® è la soluzione sviluppata in chiave 100% made in Italy, per la conservazione del vaccino a -70°C, con durata tra 5-10gg, in base alle modalità d’uso dell’imballaggio.

ThermoKube® è un contenitore isotermico avanzato, costituito da un isolamento termico interno assicurato da pannelli sotto vuoto di ultima generazione, a bassissima conducibilità termica. E’ sviluppato per resistere alle temperature glaciali del ghiaccio secco, con un tasso di sublimazione estremamente ridotto.

DRYCE

Trasporto Vaccino Covid-19

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FAQ

Domande frequenti

Il mantenimento della catena del freddo rappresenta in ogni settore una sfida importante. Sono molteplici i settori in cui risulta necessario conservare prodotti termosensibili a temperatura controllata e, in base alla tipologia di prodotto, diverse sono le modalità di conservazione che si possono adottare. Esiste una grossa distinzione di base, tra prodotti alimentari e prodotti farmaceutici. Il grado di attenzione nei processi di conservazione della catena del freddo nell’alimentare è diverso rispetto al mondo farmaceutico. Il valore aggiunto del prodotto farmaceutico e la sua notevole sensibilità alle escursioni termiche, lo rendono particolarmente esposto ai rischi di una interruzione della catena del freddo, che potrebbe comportare la disattivazione totale o parziale del principio attivo al suo interno. Si pensi ad esempio al vaccino contro il COVID-19, sviluppato dalle case farmaceutiche e che è in attesa di ricevere l’autorizzazione all’immissione in commercio dall’EMA. Questo vaccino necessita di una conservazione a -70°C ed un’escursione termica al di sopra di questa soglia (in genere al di sopra di -60°C), può comportarne un deterioramento tale, da non consentirne più l’utilizzo.

Stoccare a bassa temperatura un prodotto, avendo cura che esso permanga costantemente nel corretto intervallo di temperatura di conservazione, è una sfida tanto più complessa, quanto più bassa è la temperatura da mantenere. Il problema tecnologico, del controllo della temperatura nel tempo, trova oggi soluzioni note ma che risultano di difficile implementazione, in rapporto ai fattori di scala da prendere in considerazione. Stoccare a -70°C è sempre stata un’attività tipica della ricerca e, per questa esigenza, esistono frigoriferi capaci di mantenere temperature come questa oppure inferiori. Tuttavia essendo l’esigenza sempre stata circoscritta a fabbisogni di piccoli quantitativi di prodotto da conservare, i frigo disponibili sul mercato sono di piccole dimensioni e non sono in grado di contenere tutto l’enorme quantitativo di vaccino adesso necessario. Inoltre il problema non è solo legato alla fase di magazzino, dato che con le tecnologie in essere, può essere costruito un grande magazzino refrigerato a -70°C, ma il problema consiste nel creare una supply chain, in grado di assicurare che il farmaco che lascia il magazzino principale della casa farmaceutica, possa costantemente mantenere la temperatura richiesta.

Oggi non esistono sul mercato camion refrigerati capaci di raggiungere le temperature richieste, soprattutto in relazione all’obbligo di mantenere costante il range di temperatura a cui è conservato il vaccino. Per questa ragione il mondo della logistica si è mobilitato per trovare una soluzione immediatamente disponibile e capace di risolvere il problema. Questa soluzione è stata trovata nel trasporto in ghiaccio secco. Il ghiaccio secco è a tutti gli effetti la panacea per risolvere l’enorme problema distributivo che si è venuto a creare, in quanto è un materiale costantemente a -78,5°C e pertanto, immergendo al suo interno le scatole con dentro i flaconi di vaccino, è possibile termostatare stabilmente questo prodotto per tutto il tempo necessario. Tuttavia trasportare in ghiaccio secco non è così semplice come può sembrare, in quanto esso subisce un calo peso nel tempo, trasformandosi da solido a gassoso, mentre cede frigorie al prodotto da trasportare. La velocità con cui il ghiaccio secco si riduce nell’imballaggio fino a scomparire del tutto, dipende dal grado di isolamento termico che l’imballaggio impiegato per il trasporto riesce a garantire. Pertanto si presentano due esigenze di vitale importanza, la prima è impiegare imballaggi con alte prestazioni termiche e la seconda è avere a disposizione ghiaccio secco per eventuali rabbocchi, in fase di trasporto e magazzino. La scelta dell’imballaggio è vitale per poter consentire al prodotto trasportato di mantenere -70°C per tutto il tempo richiesto, vale a dire un periodo che può andare da 5 a 10 giorni. Questo periodo di tempo è enorme, per una conservazione in ghiaccio secco standard, e per questa ragione è necessario fare ricorso a imballaggi isotermici mai immaginati prima, con un livello di isolamento termico elevatissimo.

In ogni caso anche se il vaccino arriva a destinazione ancora alla corretta temperatura, si pone il problema di come continuare a conservarlo nel tempo fino al momento del suo utilizzo e questo apre uno scenario molto complesso, che interessa le operazioni di aggiunta o refill di ghiaccio secco in ogni singolo imballaggio, vale a dire milioni di imballaggi in tutta Europa e centinaia di migliaia per ogni nazione. La sfida della logistica del refill sarà pertanto la vera grande scommessa che ogni nazione dovrà garantire attraverso i propri servizi logistici e sanitari preposti.

Il trasporto di prodotti a bassissima temperatura ha sempre costituito, per il settore delle spedizioni e per le aziende produttrici, un problema particolarmente serio. I prodotti che necessitano di essere stoccati a bassissima temperatura, quella più impiegata è -80°C, sono afferenti ai settori delle biotecnologie, della genetica e del farmaceutico. Si tratta di molecole particolarmente instabili, che richiedono una attenta manipolazione ed uno stringente controllo della temperatura di conservazione. Basti pensare che le ricerche biotecnologiche basate sull’mRNA, prevedono che in condizioni normali queste molecole perdano rapidamente la propria funzionalità nello spazio di 24 ore, se non conservate alla temperatura prescritta di -80°/-70°C. Alcuni vaccini sviluppati dalle case farmaceutiche sono ottenuti utilizzando la tecnologia mRNA, quindi necessitano della stessa temperatura conservazione.
Il grosso limite nel trasporto a -80°C è dovuto alla mancanza di mezzi refrigerati capaci di raggiungere le temperature richieste. Inoltre per ovvie esigenze di tempi, questi prodotti devono essere spediti in modalità combinata, usando sia il via terra che il via aria. Nelle fasi di handling degli imballi dai magazzini logistici ai mezzi di trasporto, ci sono inevitabilmente delle manipolazioni, che portano a dover tenere questi imballi in ambienti che non sono termoregolati a -80°C, si pensi alle fasi di carico e scarico di un aereo cargo. Tutte queste limitazioni possono essere risolte esclusivamente adottando imballaggi ad alte prestazioni, in grado essi stessi di mantenere al loro interno la corretta temperatura. Quindi la soluzione al trasporto a -80°C prevede l’adozione di imballaggi isotermici speciali, dotati di un livello di isolamento termico unico, mai gestito prima d’ora. Questi imballi per poter lavorare alla temperatura di -80°C necessitano di essere riempiti con ghiaccio secco.

Il ghiaccio secco è anidride carbonica allo stato solido ed ha la caratteristica di mantenere la temperatura di -78°C stabilmente nel tempo. Mentre cede frigorie al prodotto conservato nell’imballo, il ghiaccio secco subisce una trasformazione e passa progressivamente in fase gassosa, fino a scomparire del tutto dall’imballaggio. La sfida tecnologica degli imballi sviluppati per il trasporto dei vaccini di covid a -70°C è pertanto legata a garantire due aspetti fondamentali, il primo è il mantenimento costante della temperatura del prodotto a -70°C, il secondo quello di garantire una durata del ghiaccio secco all’interno di questi imballi accettabile, prima del successivo refill, l’operazione con cui nell’imballaggio sarà necessario addizionare altro ghiaccio secco, al fine di ripristinarne il corretto quantitativo e permettere all’imballo di continuare a conservare il vaccino a -70°C.

La sfida tecnologica sugli imballi è stata vinta, in quanto sono stati messi a punto questi imballaggi ad alte prestazioni per il -70°C. Tuttavia sarà necessario adesso capire come si potrà vincere la sfida del mantenimento della temperatura di -70°C nel tempo a valle del trasporto. Infatti se è vero che questi imballaggi consentono una autonomia di conservazione della temperatura a-70°C tra 5 e 10gg, è pur vero che i vaccini saranno molto probabilmente impiegati su lassi di tempo più lunghi, dalla consegna nei vari centri di smistamento, ospedali e punti di somministrazione. Questi ultimi centri, che presentano una capillarità non trascurabile sul territorio, non sono attrezzati per stoccare a -80°C quantitativi così ingenti di vaccino e dunque dovranno eseguire quasi necessariamente dei refill, cioè delle ricariche di ghiaccio secco negli imballaggi pervenuti, onde poter fare magazzino, scongiurando il deterioramento del vaccino stesso. La nuova sfida a cui dovremo prepararci sarà dunque garantire la capillare ed incessante fornitura di ghiaccio secco a tutta la rete nazionale, onde evitare che possa verificarsi il peggiore dei problemi, l’escursione termica del vaccino e la sua inutilizzabilità!

Non solo -80 ma anche -20, quali sono le differenze tra i due sistemi di trasporto?

Trasportare a -80°C richiede un grosso impegno tecnologico, infatti la termostatazione a questa temperatura è possibile soltanto abbinando al ghiaccio secco, come mezzo refrigerante, contenitori isotermici con elevate prestazioni. Le durate che possono essere gestite con i contenitori, usualmente adottati sul mercato, sono variabili nel lasso di 24-96 ore al massimo. I nuovi imballi ad elevate prestazioni sviluppati di recente, per il trasporto dei vaccini per il covid a -70°C, presentano delle caratteristiche mai introdotte prima in una soluzione di packaging di questo tipo e consentono di garantire una durata fino a 10 giorni, dal momento della preparazione dell’imballo. In ogni caso per garantire il mantenimento della corretta temperatura per tutto il tempo, è fondamentale prevedere un contatto diretto tra ghiaccio secco e prodotto trasportato. Pertanto questi sono sistemi di refrigerazione per contatto, vale a dire che il prodotto trasportato, vaccino o farmaco, è immerso in ghiaccio secco. Questa è l’unica condizione che consente di raggiungere al cuore del prodotto trasportato il valore corretto di temperatura in modo certo e duraturo. Ovviamente la soluzione ha una durata e tale durata è dovuta alla progressiva scomparsa del ghiaccio secco, che, cedendo frigorie al prodotto trasportato, si trasforma in anidride carbonica gassosa.

Al termine del periodo di durata di attività dell’imballo, al suo interno il ghiaccio secco sarà del tutto scomparso. In ogni caso dato che la temperatura di conservazione dipende dall’essere immerso in ghiaccio secco, questi imballaggi richiedono per una corretta conservazione della temperatura, di mantenere per tutta la durata del trasporto il prodotto immerso in ghiaccio secco. Pertanto, in caso fosse necessario prolungare la permanenza del prodotto nell’imballaggio, ad esempio se fosse necessario prolungare la durata della conservazione del vaccino del covid a -70°C per oltre 10 giorni, sarà indispensabile prevedere un refill, cioè addizionare altro ghiaccio secco nell’imballaggio. Questa operazione consentirà di prolungare in modo indefinito la durata della conservazione, a patto che venga eseguita a tempo debito ed in maniera corretta.

A differenza dei trasporti a -80°C, quelli a -20°C ricadono nell’ambito di una casistica più usuale. Infatti le aziende farmaceutiche, ma anche quelle alimentari, sono solite pianificare spedizioni a questa temperatura. In questa circostanza sono ampiamente adottate sia soluzioni con refrigerazione attiva, cioè mezzi di trasporto dotati di celle a -20°C, che soluzioni dotate di refrigerazione passiva, cioè imballaggi capaci di refrigerare autonomamente il prodotto trasportato, più o meno simili a quelli usati per i trasporti a -80°C. Anche il magazzino delle soluzioni a -20°C non desta preoccupazioni nel sistema logistico e produttivo, in quanto è estremamente comune disporre di celle frigo a -20°C di varie dimensioni.

Il vantaggio indiscutibile degli imballaggi refrigerati nel trasporto a -20°C nasce quando è necessario operare una parcellizzazione delle spedizioni. Ad esempio, se bisogna distribuire su base nazionale uno dei nuovi vaccini per il covid tra quelli conservati a -20°C allora si pone il quesito di come garantire l’integrità della catena del freddo di tanti imballi di medio-piccole dimensioni spediti a tutti gli ospedali, ASL e punti di somministrazione, sparsi in maniera molto capillare sul territorio, dagli hub logistici nazionali di riferimento. In questo caso può essere vincente adottare dei sistemi estremamente sicuri ed affidabili, qualificati per questo tipo di spedizioni ed impiegati da almeno un paio di decenni quotidianamente nella logistica tradizionale del farmaco a -20°C. Utilizzare un imballaggio isotermico attivato con ghiaccio secco può essere una soluzione immediata e senza rischi per consentire la corretta conservazione della catena del freddo, permettendo quindi di utilizzare una normale struttura di corrieri celeri per recapitare nello spazio di 24h il prodotto in qualunque destinazione d’Italia.

CHI SIAMO

Dryce è il primo produttore Italiano di ghiaccio secco e, assieme alla propria casa madre Nippon Gases, è tra i primi tre produttori in Europa della materia prima, necessaria per produrre ghiaccio secco.

Dryce è l'unico grande produttore Europeo di ghiaccio secco che integra l’intera filiera produttiva dalla produzione della materia prima, CO2 liquida, alla produzione del ghiaccio secco Alta Densità, alla progettazione e realizzazione degli imballaggi necessari al suo impiego, per il trasporto a temperatura controllata di farmaci e prodotti termosensibili nei range da -80°C a -50°C, da -20°C a 2-8°C, fino a 15-25°C.

L’esperienza ultra ventennale, conferisce a Dryce il know-how specifico per fornire una consulenza qualificata sulla logistica e sulla conservazione di prodotti farmaceutici a temperatura controllata.

Grazie ai propri impianti di recupero della CO2, Dryce produce ghiaccio secco con la massima efficienza possibile, dimezzando la quantità di CO2 necessaria alla sua produzione (da circa 3 kg a 1,5 kg di CO2 per kg di ghiaccio secco). Questo elemento è fondamentale in quanto la produzione non solo è tra le più eco-sostenibili d’Italia, ma garantisce una significativa minore dipendenza dalla disponibilità di materia prima, rispetto ai produttori standard.



Dryce dispone di un'ampia gamma di contenitori isotermici per ghiaccio secco, monouso o riutilizzabili, da 2 a 300 kg di capacità, in materiali dalle elevatissime prestazioni di isolamento termico.

Il nostro Customer Service Dryce è costantemente operativo nella gestione "just in time" delle esigenze di approvvigionamento dei propri Clienti, al servizio di Case Farmaceutiche, Ospedali, Laboratori di analisi e Operatori Logistici.

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